Cesare Roccati

PannelloCesare_2

Copia di papà che ride

(1942 – 2008) – La storia di Cesare Roccati, racconta di giornalismo, di libertà e amore, attraversando la seconda metà del Novecento, dall’autunno caldo della Torino industriale di fine anni sessanta vissuto nel sindacato, al giornalismo d’inchiesta della Gazzetta del Popolo, il primo giornale d’Italia, di cui Cesare fu autore pubblicando anche il suo primo libro “Umberto & C. Gli anni caldi della Fiat”. Nel 1974 arrivò l’esperienza unica dell’autogestione che Roccati aveva guidato a fronte del fallimento economico dell’azienda, insieme ai giornalisti e ai lavoratori del quotidiano, che per due anni mantenne in autonomia la propria tiratura nazionale. In quel tempo di profondi cambiamenti nella società “Cesare si è battuto” come ricordano i colleghi della Federazione Nazionale Stampa Italiana, “per un giornalismo etico e rispettoso dei diritti delle persone, sia sotto l’aspetto sindacale, all’interno delle redazioni, sia dalla parte dei lettori come strumento culturale di crescita della società civile”. E poi ancora per il passaggio da un giornale fabbrica a quello moderno in cui Cesare Roccati – per due mandati Presidente dell’Associazione Stampa Subalpina poi da Presidente dell’Ordine dei Giornalisti – ha sempre profuso il suo impegno a favore delle fasce più deboli del giornalismo e soprattutto dei giovani. La sua storia giornalistica si sposta, dalla metà degli anni settanta, alla redazione de La Stampa di cui Roccati fu a capo delle pagine economiche, e arriva fino ai primi anni Duemila.

fgazz2 copia 2

E’ al tempo di quell’America di Bush e delle sue guerre, quando Cesare cominciò a dipingere le sue sculture di legno colorate in una sua stagione di straordinaria libertà intellettuale e creativa, ritrovando la forza dei colori appresa dal padre e rinnovando una “magia delle piccole cose”, che sempre aveva condiviso, anche grazie alla straordinaria passione per la cucina ereditata dalla madre. Dopo una vita spesa nelle redazioni dei giornali, sul fronte dell’economia, dove nelle parole di Don Luigi Ciotti “Cesare trasformava i numeri nella carne delle persone”, l’uomo che coltivava conchiglie era tornato tra le sue antiche colline, col passo lento di chi conosce la terra, per modellare legno da dipingere e trasformare in un’avventura, in una denuncia o nelle pagine di un giornale immaginario.

cover e titolo

Quando Cesare ci ha lasciato, i colleghi gli dedicarono articoli commossi di stima e gratitudine. A seguire ne riportiamo alcuni dai principali quotidiani.

Etica Colore e Fantasia, Il Giornalismo di Roccati
“Diceva Kapuscinski che «il cinico non è adatto a questo mestiere». Se ne può dubitare, perché non è sempre vero. Ma chi ha conosciuto Cesare Roccati sa che il grande reporter polacco aveva un buon alleato a Torino. Per Roccati il giornalismo era il rovescio del cinismo: informazione e pulizia, etica e passione, orgoglio e calore. Un «impegno» con se stesso e con i lettori, e va detto anche rischiando quella distanza che ci appare ora siderale tra il mestiere del giornalista e la parola impegno. E poi era, anche, allegria perché il mondo di Cesare era un mondo di colori.” _ Cesare Martinetti

L’uomo che Coltivava Conchiglie
“Ho cercato di rubare qualcosa al suo estro di cronista e di capo, da lui che cercava sempre di farci capire come fosse possibile mettere le cose al posto giusto, con garbo e senza esagerazione. La battaglia per un giornalismo più etico e meno cialtrone in nome del quale ha fatto tanto per molti. Per me era l’uomo che coltivava conchiglie. Quando capitava di andarlo a trovare nella casa di Ranello, Cesare era solito portare gli amici a passeggiare oltre la collina, sino al campo dove fiorivano i fossili. Con un sorriso metteva le mani nella terra e tirava fuori antiche creature pietrificate. Era il suo miracolo, anche perché in nessuna altra collina lì intorno il fenomeno si verificava con altrettanta abbondanza. Era una pesca fantastica, il prodigio del mare e della sua memoria, l’oceano che in un’era lontana aveva modellato le colline piemontesi. Cesare amava lo straordinario. E questo era appena uno dei suoi grandi colpi…” _ Marco Zatterin

Roccati, Giornalista Libero e Generoso
“Mosso da un profondo senso di solidarietà e di uguaglianza. Era generoso e disponibile e si è speso gratuitamente sia nell’Ordine, sia nel Sindacato. Si preoccupava non solo dello sviluppo professionale, ma prestava un’attenzione particolare ai colleghi in difficoltà. Non c’è stata battaglia civile cui non abbia partecipato sempre da protagonista.” _  Mario Berardi

pg 8