Le Opere Letterarie

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“Ciò che vale per i poeti, vale anche per gli uomini comuni e per i popoli. Ognuno di noi ha bisogno di memoria, ma invecchiando ne perde un po’. Senza accorgersene rimuove momenti preziosi della sua vita, individuale e collettiva. Così sta avvenendo per i popoli. Ad un certo punto della loro storia sembrano non ricordare più nulla, le loro radici, i loro errori. Accadeva in passato e accade sempre più spesso oggi in tempi di globalizzazione.”

da “Il Mondo che Verrà” di Cesare Roccati

Cesare Roccati giornalista è stato anche scrittore: il primo libro d’inchiesta edito da Vallecchi nel 1978, con il titolo “Umberto & Co. Gli Anni Caldi della Fiat.” Nell’ultimo periodo della sua vita poi Cesare scrisse altri due testi importanti e tuttora inediti. Un’avvincente libro di memorie, dal dopoguerra agli anni duemila, di cui il Centro Pestelli cura l’edizione – ed un volume di analisi storica ed economica dal titolo “Il Mondo Che Verrà”, che ripercorrendo i grandi eventi e i fenomeni sociali del nostro tempo delinea con straordinaria lucidità  gli scenari del futuro. Nell’intenzione dell’autore, una guida dedicata alle nuove generazioni per affrontare “il futuro con cuore antico”.

Luigi Roccati poeta, con i suoi versi prima scritti in dialetto piemontese e poi in italiano, è riuscito a toccare istanze tra le più importanti della cultura europea del novecento, come l’espressionismo letterario, trasformando le sue immagini in parole dolorose e vitali, in una ricerca conoscitiva tesa alla libertà e all’affrancamento dalle leggi crudeli della storia e della natura. Attraverso le poesie, “Vigin”ha raccontato il suo tempo, la sua città ed un mondo antico e contadino che sotto al suo sguardo andava scomparendo.

“Non ho pensato a te Pavese – nel tracciar sulla tela i segni di quegli alberi neri che si levan dai lati – allungando sul fosso i segni dei rami contorti – fra case corrose dal tempo e dal silenzio – la piazza è vuota, come la piazza del tuo paese – e pare immensa al bagliore accecante del sole – che scotta le pietre, i muri, le case – nere figure passan ridenti, cercando nell’ombra un po’ di frescura – all’ombra dei vecchi castani – un gruppo di vecchi riposa le ossa, nell’ora della siesta, sulle panchine di pietra – e attendono che venga la sera, per fare ritorno all’Ospizio – che attende, paziente, in fondo alla piazza del vecchio paese.

“Piazza di Paese” (da un mio dipinto) di Luigi Roccati

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