Luigi “Vigin” Roccati

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(1906 – 1967) – Pittore, Poeta e Scrittore. Autodidatta si è iniziato alla pittura con Felice Casorati, Lidio Aymone e Padre Angelico Pistarino. Dopo la prima esposizione Chierese del 1945 ha tenuto mostre personali a Torino, Venezia, Cuneo, Biella, Portofino, Milano e Zurigo. Ha partecipato a mostre collettive nazionali ed internazionali ottenendo riconoscimenti e premi come alla quadriennale di Roma del ’56 e del ’60. Sue opere sono ospitate presso collezioni italiane e straniere, da Benedetto Fiore alla Fondazione Abegg di New York. Animato da una curiosità intensa, dall’archeologia alla botanica, Roccati fu l’Oste Pittore raccontato da Giorgio Bocca ne “Il Provinciale”, e l’artista di cui negli anni si occuparono molti critici di cui presentiamo alcuni estratti, cominciando dal ricordo appassionato di Piero Novelli che scrive, in occasione di una retrospettiva alla Promotrice delle Belle Arti di Torino: “C’è bisogno di una biografia per rievocare un poeta? I poeti non muoiono mai. Per questo non hanno bisogno di ciò che altri uomini necessitano.”

“Sono felice quando, tra le mani i colori, mi riesce di dare vita alle immagini, che nella mia mente si alternano sotto forma dei fantasmi.”   Luigi Roccati

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“C’è un paese  dell’anima per questo pittore, che vuol essere riconosciuto con i suoi colori favolosi nel bel mezzo dell’esperienza quotidiana. Questo paese è tentato in ogni tela e accade, per la felicità del pittore e nostra, che non di rado si rende evidente.” 

Luigi Carluccio, 1951

“La sua educazione plastica viene dal Fauvisme francese, e infatti Roccati è “belva” d’un pacifico giardino zoologico provinciale, che in molti quadri non dimentica lo psicologismo, la lezione espressionistica di Van Gogh, salvo poi ricordare in qualche cielo turgido un tumultuoso sfondo di Kokoschka… C’è nella sua pittura un senso di gioia libera e sana che avvince, un respiro ampio, un vigore virile che non s’impiccia di metafisicherie e astrusaggini linguistiche. Dove traluce, qua e là nello squadro originale dell’immagine, nella impaginazione estrosa, intelligente del soggetto, una sapienza che il Roccati non può nascondere”. 

Mariano Bernardi, 1954

“La sua ultima pittura ha sconvolto molti, abituati ad una più significativa in apparenza, che era stata presentata in precedenza nelle sue otto personali ed oltre trenta partecipazioni collettive, molti sconvolti ma non indifferenti, che questa sua evoluzione è il frutto di una logica rigorosa. Ormai Roccati si è imposto, e noi ci rallegriamo fraternamente.“ 

Pinin Pacot, 1964

“C’è un inesplorato nella pittura italiana, che emerge da una recente storia ma che possiede le doti di un’espressione originale ed autonoma, che possono essere riassunte nel termine di alta spontaneità lirica. Basta riconoscergli questo per richiamare dal limbo il pittore Roccati che ha da dire assai a molti che compitano sul sillabario internazionale.“ 

Raffaele De Grada, 1964

“L’uomo migliore in cui mi fossi imbattuto nella mia vita era scomparso e l’orizzonte del mio mondo si era ristretto, diminuito di valore. M’accorgevo di quanto poco avessi dato e quanto invece avessi ricevuto. Cos’era la mia scaltrita cultura accademica, la citazione maliziosa a tempo opportuna di fronte ad un uomo che si era fatto tutto da se, con pazienza e ardore, ineluttabilmente chiamato a dire la sua parola nel mondo e contro il mondo?” 

Piero Bargis, 1968

“Nel pensare a Roccati mi viene di raffrontare la sua pittura con quella di un grande maestro, Rouault, proprio per quella carica di vita tormentata che trovi nei suoi quadri, carica espressa con coraggio e forza al fine di raggiungere il suo messaggio pittorico.” 

Ettore Fico, 1987

“In anni in cui nel Paese si attraversava un acuto malessere, Roccati prospettava un tentativo di “ricostruzione” figurativa sul filo della consapevolezza di una realtà che, nel tempo del suo più operoso fervore, appariva come una partita chiusa, liquidata: imperterrito continuò sino all’ultimo nella definizione del suo mondo, la impegnata cifra della sua pittura”. 

Arturo Bottello, 1996

“Nell’arte di Roccati vi è la scoperta di una monumentalità immersa in un’aria di terrestre sacralità. In questi oli che rendono un’idea di pitture a fresco l’artista sembra coinvolgere la propria pittura con la realtà terragna e petrosa dell’archeologia e della geologia che aveva accostato con passione, per reimmergerla nel grembo di una storia senza tempo, assoluta”. 

Lorenzo Mondo, 1997

“Al centro dell’opera di Roccati sta una serie di opere del ciclo Etrusco. Poche rispetto alla sua feconda produzione ma importantissime perché segnano nella sua opera un momento di assoluta originalità, anticipatore solitario di un movimento di Pittura Colta o Anacronismo che si svilupperà solo molto più avanti, recuperando le tecniche della grande arte del passato in chiave postmoderna”.

Silvana Nota, 1998

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